LA CONCEZIONE DELLA CONOSCENZA
LA CONCEZIONE DELLA CONOSCENZA
È possibile raggiungere una conoscenza certa, fondata razionalmente e non soggetta all’opinione?
—>Platone affronta questo interrogativo collegando strettamente teoria della conoscenza e struttura della realtà.
Poiché l’essere si divide in due livelli cioè,mondo sensibile e mondo intelligibile,anche il conoscere presenta gradi differenti, ciascuno proporzionato al proprio oggetto.
Conoscere è ricordare: l’anamnesi
Nel dialogo Menone, Platone espone la celebre dottrina della reminiscenza (anamnesi). Secondo questo racconto di carattere mitico, l’anima, prima di unirsi al corpo, viveva nel mondo delle idee e le contemplava direttamente.
Con l’incarnazione dimentica tale visione, ma non la perde del tutto: può recuperarla attraverso un processo di ricordo.
Conoscere, dunque, non significa acquisire qualcosa di totalmente nuovo, bensì riportare alla luce una verità già presente interiormente.
L’esperienza sensibile non genera il sapere autentico; funge piuttosto da stimolo che risveglia ciò che l’anima possiede in modo latente.
Nel Menone, Platone mostra questo processo attraverso l’esempio di uno schiavo che, guidato dalle domande di Socrate, riesce a ricostruire un procedimento geometrico senza averlo mai studiato. La dimostrazione suggerisce che la verità non viene trasmessa dall’esterno, ma fatta emergere tramite il dialogo.
Diffidenza verso la scrittura
Platone attribuisce grande importanza al dialogo vivo, perché lo considera lo strumento più adatto alla ricerca filosofica.
Nel Fedro racconta il mito egiziano di Theuth e Thamus, in cui la scrittura viene criticata: essa rischia di offrire solo un’apparenza di sapere, indebolendo la memoria e la riflessione personale.
—>Il sapere autentico non è accumulo di informazioni, ma esercizio attivo dell’intelligenza.
Gradi dell’essere e gradi del conoscere
Alla base della teoria platonica vi è una corrispondenza precisa:
- Il mondo delle idee, pienamente essere, è oggetto di scienza (epistéme): conoscenza stabile, universale e necessaria.
- Il mondo sensibile, mutevole e imperfetto, è oggetto di opinione (dóxa): sapere incerto, legato alla percezione.
- Il non essere inteso come nulla è totalmente inconoscibile.
Nella Repubblica, Platone illustra questa struttura attraverso la celebre immagine della linea divisa, che rappresenta i diversi livelli della conoscenza.
I quattro gradi del conoscere
- Immaginazione (eikasía) – riguarda ombre, riflessi, immagini.
- Credenza (pístis) – riguarda gli oggetti sensibili concreti.
- Ragione discorsiva (diánoia) – tipica della matematica, procede con ipotesi.
- Intellezione (noesis) – coglie direttamente le idee e culmina nella visione dell’Idea del Bene.
—>Ai primi due livelli corrisponde l’opinione; agli ultimi due la scienza. Il vertice della conoscenza è l’intuizione intellettuale dell’Idea del Bene, fondamento ultimo di verità e realtà.
La dialettica: il metodo del filosofo
Lo strumento per accedere al mondo intelligibile è la dialettica, considerata da Platone la forma più alta di sapere.
Essa riprende il dialogo socratico, ma lo supera: non si limita a confutare opinioni errate, bensì mira a stabilire le corrette relazioni tra le idee.
Nel Fedro e nel Sofista, Platone descrive la dialettica come un procedimento che combina:
- Sintesi: ricondurre a unità una molteplicità di elementi individuando l’idea comune.
- Analisi (divisione): distinguere un concetto nelle sue articolazioni naturali, evitando suddivisioni arbitrarie.
—>Questo metodo, detto dicotomico, procede per divisioni successive fino a giungere alla definizione precisa di una realtà. Attraverso tale tecnica è possibile individuare l’essenza di qualcosa, separando ciò che è fondamentale da ciò che è accidentale.
Conoscenza e ascesa dell’anima
La teoria della conoscenza platonica implica anche un percorso di elevazione.
Celebre è, sempre nella Repubblica, il mito della caverna, che rappresenta simbolicamente il cammino dall’opinione alla scienza: dall’ombra alla luce, dall’apparenza alla verità.
L’educazione filosofica è quindi un processo di liberazione: l’anima si distacca gradualmente dal sensibile per orientarsi verso ciò che è stabile ed eterno.


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